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Senza fissa dimora
Dove operiamo
Italia
Cosa facciamo
Combattiamo la povertà e l'emarginazione
Nelle Capanne di Betlemme la vita rinasce
Una vita dignitosa per bambini e ragazzi di strada
Guarda il videoNel 1987 la Comunità Papa Giovanni XXIII ha aperto a Rimini la prima "Capanna di Betlemme": una realtà di pronta accoglienza serale e notturna, dove gli "invisibili" trovano un tetto sulla testa e un letto dove dormire, ma soprattutto il calore della famiglia. Da allora ne sono nate diverse in Italia e nel mondo. In queste realtà, attraverso momenti importanti di condivisione come la cena, o le chiacchiere insieme, le persone accolte lentamente ricominciano ad instaurare relazioni significative.
Il percorso di aiuto per le persone senza dimora si sviluppa come un cammino graduale di vicinanza e reinserimento: tutto ha inizio con le Unità di Strada, gruppi di volontari che ogni settimana incontrano chi vive in strada per distribuire generi di prima necessità (come cibo e coperte), offrendo ascolto, conforto e proponendo i primi percorsi di uscita dalla solitudine. Da questo primo contatto, il cammino prosegue attraverso le Mense di Strada, dove viene offerto non solo un pasto caldo, ma soprattutto uno spazio di ascolto e le Capanne di Betlemme.
Alle Capanne di Betlemme i volontari vivono insieme agli accolti, mangiano, dormono, lavorano e vanno in vacanza insieme a chi viene dalla strada. Oggi chi arriva alla Capanna di Betlemme ha anche la possibilità di uscire dalla propria condizione attraverso la costruzione di progetti individualizzati di reinserimento sociale. Questo percorso si sviluppa nella misura in cui la persona ritrova il desiderio di condurre una vita dignitosa, la capacità di lottare contro le ingiustizie e il sostegno fraterno di persone che si fanno a lei "prossimo".
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Una porta sempre aperta, una parola di conforto, un sorriso e la dignità prima di tutto
Le tante persone che hanno trovato rifugio e ascolto nelle Capanne di Betlemme in questi anni ci hanno insegnato una lezione preziosa: il loro bisogno più grande non è solo un tetto, un pasto o un aiuto temporaneo. Desiderano essere riconosciute nella loro dignità, nel loro essere persone uniche e preziose. Andare oltre le apparenze, trovare un dialogo vero con le persone accolte, guardarle con gli occhi di chi vede il loro valore, a prescindere da ciò che possiedono, crediamo che sia il gesto più potente che possiamo fare per restituire loro la dignità.
Da oltre 50 anni creiamo opportunità concrete per combattere le ingiustizie sociali, la povertà e l'emarginazione. Alla base del progetto Cicetekelo ci sono i valori che da sempre animano la nostra comunità: la dignità di ogni persona, attraverso il lavoro e il diritto di ogni bambino di realizzarsi, attraverso lo studio e il gioco, crescendo in un ambiente sicuro e protetto. Per i ragazzi di strada, costretti a confrontarsi con l'indifferenza, la violenza e la precarietà, Cicetekelo è molto più di un semplice progetto: è un rifugio, una famiglia, una nuova opportunità. Con il tuo sostegno possiamo continuare a soccorrere sempre più bambini e ragazzi in difficoltà. Insieme possiamo investire nel loro futuro e farli diventare una risorsa per la società in cui vivono.
adotta questo progetto Diceva don Oreste, il nostro fondatore: "quando i poveri non vengono a cercarci, dobbiamo andare noi a cercarli".
La Comunità Papa Giovanni XXIII ogni giorno li incontra nelle stazioni, sotto i ponti e ovunque essi si rifugino alla ricerca di un posto sicuro per la notte.
Lo sapevi che...
Una famiglia che si fa accoglienza
Nelle Capanne di Betlemme i volontari compiono una scelta radicale: vivere 24 ore su 24 insieme alle persone accolte. Chi fa questa scelta non svolge dei semplici "turni di servizio" per poi tornare alla propria vita: le vita dei volontari e quelle delle persone accolte si intrecciano sotto lo stesso tetto ogni giorno. Si mangia allo stesso tavolo, condividendo i racconti, le fatiche e i piccoli momenti di gioia della giornata. Ci si prende cura l'uno dell'altro, in uno scambio reciproco, in cui chi riceve aiuto spesso scopre di avere, a sua volta, doni preziosi da poter offrire. Chi arriva in queste realtà porta con sé ferite profonde, storie di scarto, di dipendenze, di solitudine estrema o di povertà. Ma nel momento in cui varca quella soglia diventa parte di una vera famiglia, in cui ci si sente amati per quello che si è. È questa è la vera accoglienza, mettere in comune la propria vita con quella degli altri.
Da più di 20 anni il pulmino della Capanna ogni sera carica le persone (quelle più bisognose) che si preparano a passare la notte in strada e le porta a casa, dove possono mangiare qualcosa sedendo a tavola con la famiglia della Capanna, farsi una doccia e dormire su un materasso. All'interno della Capanna di Betlemme, il modulo "Famiglia della Capanna" identifica un gruppo di persone accolte che, grazie a una condizione particolare e specifica rilevata dall'équipe degli operatori, sono state selezionate per intraprendere un percorso di aiuto dedicato. Avendo precedentemente mostrato segnali incoraggianti di apertura alla socializzazione, al reinserimento e all'inclusione sociale durante la loro permanenza nella Capanna, è stato predisposto per loro un programma educativo personalizzato e condiviso, la cui prima fase si svolge all'interno della struttura, mirando al superamento della vita di strada. Le successive fasi solitamente prevedono un passaggio in altra realtà di accoglienza della Comunità Papa Giovanni XXIII secondo le esigenze e le capacità della persona oggetto dell’intervento educativo personalizzato. Lo scopo principale è offrire loro attività giornaliere che le aiutino a organizzare la propria giornata in modo attivo e responsabile, favorendo l'autosostentamento o preparandole a un lavoro futuro.
Grazie a te, tante vite trovano una nuova direzione
La sofferenza più grande non è essere senza un letto per dormire, o un pane da mangiare, ma non essere pensato da nessuno: la Capanna di Betlemme è un’ alternativa concreta all’attuale sistema carcerario, costoso e inumano, inefficiente e degradante.

